Cari visitatori, Sabato 17 maggio la mia amica Laura Tufilli presenterà il suo romanzo "Un ragazzo come tanti" presso la libreria "La Rinascita" in Roma, a Via delle Botteghe Oscure n. 2 alle ore 18.00
Come ho provato forti emozioni alla presentazione del mio primo libro, allo stesso modo mi piace partecipare ad eventi che riguardano altri giovani scrittori emergenti: è un'occasione d'incontro, un'opportunità per conoscere chi si muove nel nostro stesso mondo.
Io ci sarò...
La timidezza peggiora la qualità della vita: fa perdere occasioni, spinge alla rinuncia. Persone di valore, che hanno molto da dire, rimangono ai margini, perché un blocco interiore impedisce loro di esprimersi al meglio. Di contro, il sempliciotto che ha il dono di non vergognarsi di nulla riscuote soddisfazioni una dietro l'altra. Questo non è giusto!
Uno dei settori della vita in cui la timidezza comprime la personalità e la capacità di espressione è sicuramente quello sentimentale. Quanti ragazzi o ragazze, dal bell'aspetto, rimangono al palo, mentre altri giovanotti, più intraprendenti ma "bruttini", accumulano emozioni e soddisfazioni nelle relazioni con l'altro sesso.
In questo video alcuni brevi ma emblematici consigli per vincere la timidezza...

Spesso il silenzio non è sinonimo di indifferenza, ma di consapevolezza... è un velo che avvolge splendidi ricordi, conservandoli nell'intimo, lontano da tutti.
LA NOTTE, PRIMA DI ADDORMENTARMI, NON FACCIO CHE ASPETTARTI, IMMAGINARE IL TUO SORRISO INAUGURARE IL NUOVO GIORNO, A DUE CENTIMETRI DA ME... APPENA SVEGLIO... MA, SE QUEL GIORNO ARRIVASSE, ANCH'ESSO, LENTAMENTE, QUASI IN MODO IMPERCETTIBILE, DIVERREBBE MESE, ANNO, E INFINE NOIA. E TANTA SAREBBE, ALLORA, LA VOGLIA DI TORNAR SOLO, DI RIABBRACCIARE LA MIA UNICA META', IL "ME STESSO" ASSEDIATO E SOTTOMESSO, CHE PREFERIREI NON ESSER MAI CADUTO IN SIMILE ILLUSIONE... FREEDOM
Non posso ancora crederci, 8 aprile sei passato! e ti sei portato dietro mesi di sacrifici. Non ho fatto che studiare per colpa tua, e dimenticare la mia passione per l'arte, per la scrittura, per il cinema, concentrandomi tutto sul mio obiettivo: e ce l'ho fatta, da oggi sono avvocato!
Si, mi sento un avvocato un po' atipico, perché la materia giuridica, per me, è stata sempre una forzatura. La mia indole è come una farfalla che vola all'aria aperta, e male si addice a muoversi nei rigidi schemi della legge.
Ad ogni modo oggi sono felice... e non tanto per aver ottenuto l'atteso e sofferto titolo, quanto per aver dimostrato a me stesso di essere forte, coraggioso, determinato.. si.. di avere quelle qualità di cui mi a volte mi ritenevo carente. L'esame, cari lettori, è di una grandissima difficoltà, specie per l'aspetto emotivo: chi di voi è dell'ambiente o ha fratelli, sorelle, amici neo-avvocati o praticanti saprà bene cosa significa l'esame di avvocato, specie a Roma!
Vorrei lanciare un messaggio per alcuni miei amici, con i quali, da qualche anno, condivido un grande dolore. Questi amici, come me, si sono fatti forza e hanno ripreso la loro vita con coraggio: per loro era un fratello, per me lo era altrettanto, perché qualificarlo "amico", visto quanto oggi si abusa del termine "amicizia", mi sembrerebbe troppo riduttivo...
Il mio saluto va in modo particolare all'autore della copertina del mio libro, a lui che ha ripreso a sorridere grazie ad una compagna straordinaria e alle soddisfazioni che ha saputo togliersi con il lavoro e la sua rinnovata verve artistica. Lentamente le lacrime di quel terribile giorno che gli vidi scendere sul volto si stanno offuscando nei miei ricordi; così se oggi penso al mio collega-artista-fratello mi viene in mente di nuovo una persona vivace e allegra, gioiosa di vivere.
Dunque, proprio oggi che l'entusiasmo mi esce dagli occhi, ringrazio il mio quarto fratello, che da lassù ha inviato sulla terra un leone grintoso e quantomai forte per darmi il coraggio che occorreva e superare il durissimo scoglio dell'esame.
A te che prima della mia seduta di laurea ti eri letto la mia tesi di oltre 200 pagine per venire preparato e partecipare coscientemente e attivamente all'evento, a te che mi guardavi con le lacrime agli occhi mentre ti dicevo che eri non il mio unico amico, ma..."l'amico", a te che partecipavi alle mie gioie e ai miei dolori come fossero tuoi, come quella sera in cui mi riappacificai con la mia fidanzata e tu, che aspettavi in macchina, mentre ero ancora con lei ad amoreggiare, scrivesti a tutti e due un sms dicendoci che ci volevi bene. A te che non esistono parole per descrivere la tua bontà, a te che avresti partecipato a questa mia impresa, sia durante l'ansia e lo stress, che nei successivi festeggiamenti, a te... un caro grazie per avermi reso migliore di quel che sarei stato.. se non avessi conosciuto la vera amicizia.
Il futuro è la dimensione temporale che più amo, perché lascia spazio all'immaginazione. Il pensiero lo colora a suo piacimento, rendendolo di certo più vivo ed entusiasmante di come apparirà quando sarà il suo tempo.
Il passato, invece, è un patrimonio. Esso racchiude tutti gli insegnamenti che formano l'esperienza umana, la saggezza. Soltanto gli stolti non sono in grado di imparare dal proprio passato, e ricadono negli stessi errori di cui si sono già macchiati.
E il presente? il presente è fatto di certezze, di stabilità. Al suo interno regna la noia. Esso è come una scacchiera dove i pedoni sono fermi, in attesa che due giocatori si mettano a sedere e comincino la sfida.
Ecco perché a me capita - o di perdermi nei ricordi o di fantasticare su ciò che mi accadrà - mentre ciò che è già mio - e ancora mio - quasi sempre mi annoia profondamente...
Che effetto strano, quando si è immersi nelle proprie cose, al chiuso di una stanza, lontani dal mondo, dalla luce, ed il telefono all'improvviso squilla. Dolce è il sentir fuoriuscire una voce amica, il cui suono rievoca ricordi sbiaditi ma non ancora sopiti, tanto che alla mente sono in grado di recare ancora un tenue piacere, un po' di luce, uno spicchio di mondo, quella via di fuga che il pensiero poco prima cercava...
Al di fuori dei limiti posti dalla natura, non esiste nulla di impossibile...
Si tratta sempre di superare dinamiche contrastanti, forze opposte, che anche se forti non sono mai irresistibili: la volontà è in grado di sconfiggere qualsiasi nemico, la volontà è l'arma più forte e micidiale di cui si dispone.
Tutto sta ad affilarla bene...

RACCONTARE SE STESSI E IL MONDO COME LO SI VEDE, ESPRIMERE IL PROPRIO PENSIERO APERTAMENTE E SENZA MEZZE MISURE, E' LA PRIMA NECESSITA' ED IL PRIMO DOVERE PER UNO SCRITTORE
Non so ancora quando tornerò ad avere un po' di tempo per me, non so in quali condizioni mi troverò, allora, né gli impulsi che mi guideranno. So soltanto che quel giorno il mio occhio sarà ancora più cinico e spietato, e la mia mano prima violenta e poi dolce. Sarà un po' come curare una ferita dopo averla provocata con gusto. Capita spesso di fare del male e poi tentar di riparare in qualche modo, quasi subito, anzi immediatamente; ma non perché si pensa di aver sbagliato. Non si ripara un errore, perché errore non c'è stato: si riparano gli effetti della propria autenticità. Si, a volte essere finti e meschini farebbe meglio a chi ci sta intorno e ci vuole bene. Ma io non mi piegherò! Continuerò a scrivere quello che vedo, ciò che sento. Costi quel che costi, dovessi fare il vuoto intorno a me!
Ogni giorno, ogni ora, a pochi minuti di distanza l'uno dall'altro, un treno ci passa davanti. "E' troppo forte la sua corsa per arrestarsi": pensiamo, scorgendo da lontano il suo muso.
Eppure, al momento giusto, le porte si aprono, e una vocina, da dentro, sembra sussurrare: "sali, che aspetti?" Ma qualcosa ci trattiene a terra, come se il cemento si attaccasse sotto le nostre suole. Si, è la paura a farsi cemento, la paura di mettersi in gioco, di allontanarsi dalla propria fermata, di salutare per sempre il passato: quella fermata dove per molto tempo siamo stati bene, ad un certo punto s'è fatta scomoda, angusta, poco capiente per i sogni che portiamo nel cuore.
Si prova e si riprova, a ripetizione. Durante l'attesa si è certi di potercela fare, "o adesso o mai più!". Ma poi la scena che ci ha visti soccombere si ripete, e di nuovo, come un fulmine, l'ultimo vagone sparisce dal nostro orizzonte, per andar dove? chi lo sa.
Ma ecco che, un giorno qualsiasi, il coraggio diventa più forte della paura, e al fatidico momento, poco prima che le porte si chiudano, di slancio ci gettiamo dentro. "Sto sul treno" diciamo, "ce l'ho fatta!"
Chiudiamo gli occhi. Va tutto bene. Siamo fermi, ma allo stesso tempo in movimento, ad una straordinaria velocità. Poi torniamo vigili, e dai finestrini vediamo scorrere vegetazione smorta, staccionate: gli spazi più malsani e decadenti del mondo. Ma nulla di questo ci attacca più. Noi siamo dentro! E così volgiamo nuovamente lo sguardo verso una direzione indefinita, di fronte a noi, per proseguire il nostro viaggio; un viaggio intriso di speranze indefinite, di sottili quanto piacevoli inquietudini, dove non abbiamo punti di riferimento.
La felicità non ha forma. Non è contenuta in niente, nessuna sagoma può racchiuderla. Essa è inafferrabile; se si tenta di darle un nome, un'identità, si finisce per comprimerla, per soffocarla, per farla poi svanire per sempre.
La felicità non ha un volto, ne ha di infiniti; la sua scia è il vuoto che sentiamo sotto ai nostri piedi, nel mentre di quella corsa impazzita...